Visto l’interesse che suscita questo argomento, almeno a giudicare dalle numerose mail che riceviamo, ci sembra interessante pubblicare questa intervista rilasciata di recente a una emittente radiofonica dal Dr. Giovannni Leone

Intervista al Dott. Giovanni Leone

alla Rubrica Periscopio Radio Uno Regionale, Friuli Venezia Giulia, andata in onda il 29 ottobre 2009

Fototerapia mirata della psoriasi e della vitiligine

D. Che cosa si intende per fototerapia mirata ?

R. Si tratta dell’ultima novità in tema di fototerapia. In pratica è una metodica che consente di irradiare con i raggi ultravioletti (UV) soltanto la zona cutanea affetta dalla patologia.

Questo risultato può essere ottenuto con l’impego di una fibra ottica il cui terminale può essere di diametro variabile; la bibra ottica trasmette i raggi UV dalla sorgente (la lampada) alla cute.

D. Vi sono diversi tipi di sorgente ?

R. Si, possono essere utilizzate sorgenti con diversa emissione. Le più conosciute sono le sorgenti ad eccimeri: la luce monocromatica ad eccimeri a 308 nm (MEL 308 nm) e il laser ad eccimeri. In entrambi i casi si tratta di sorgenti molto potenti capaci di emettere una elevata intensità di raggi UV, solo che nel primo caso (MEL 308 nm) la sorgente è una lampada che emette un fascio di luce non coerente, e nel secondo caso (laser) il fascio di luce è coerente e l’intensità ancora maggiore

D. E le altre sorgenti ?

R. Si tratta di diverse lampade UV convenzionali, a vapori di mercuri, a cui viene accoppiata una fibra ottica per dirigere il raggio sulle lesioni cutanee; ovviamente sono apparecchi più semplici e meno costosi rispetto alla MEL 308 nm e al laser

D. Allora qual è il vantaggio dei laser ?

R. La peculiarità delle sorgenti ad eccimeri, laser e non laser, è quella di emettere un picco a banda stretta nell’UVB e per la precisione centrato a 308nm, quindi molto vicino a quello delle convenzionali lampade TL01, che è centrato a 311 nm, e che vengono utilizzate con successo per il trattamento di diverse patologie dermatologiche tra cui primeggiano la psoriasi e la vitiligine.

D. Parliamo allora delle indicazioni del laser ad eccimeri

R. Direi che la psoriasi, anche dal punto di vista storico, è stata la prima indicazione. Il laser ad eccimeri è stato, ed è tuttora, utilizzato con successo in quelle forme di psoriasi di limitata estensione localizzate a zone particolarmente difficili, quali ginocchia, gomiti, zona lombosacrale, ecc. Proprio per le sue peculiarità, il laser consente di trattare solo queste lesioni molto resistenti di psoriasi, con dosaggi elevatissimi di raggi UVB a banda stretta, non influendo sulla cute sana circostante. Inoltre le sedute possono essere eseguite con minor frequenza rispetto all’UVB convenzionale, anche una sola volta a settimana e i risultati sono molto più rapidi. Tutto ciò contribuisce a ridurre la dose cumulativa di raggi UV e di conseguenza gli effetti collaterali, soprattutto a lungo termine come il rischio di cancro della cute.

D. E la vitiligine ?

R. Alcuni anni dopo l’introduzione del laser ad eccimeri per il trattamento della psoriasi, questo è stato sperimentato con ottimi risultati per il trattamento della vitiligine. Anche in questo caso i vantaggi sono rappresentati dalla possibilità di irradiare  solo le chiazze di vitiligine e di abbreviare la durata dei cicli di trattamento. Sembra poi che la lunghezza d’onda  del laser e della luce ad eccimeri, di 308 nm, sia più efficace nel promuovere il processo di ripigmentazione nelle chiazze di vitiligine

D. In conclusione, solo vantaggi, o esiste anche qualche svantaggio ?

R. La complessità delle apparecchiature ed il loro costo innanzitutto, poi la particolare attenzione che deve essere rivolta dall’operatore nel maneggiare queste apparecchiature, che non sono ovviamente diffuse su tutto il territorio nazionale