Trapianto autologo di melanociti e cellule basali per il trattamento della Vitiligine

La vitiligine è una patologia cronica della cute dovuta alla carenza o alla totale mancanza di melanociti in aree circoscritte dell’epidermide. Le macchie si presentano ben confinate, di colore uniforme, bianco latteo, delimitate da contorni spesso irregolari, ma ben evidenti.

Le ricerche in tutto il mondo riguardano lo studio dei meccanismi patogenetici della malattia, il miglioramento delle tecniche terapeutiche e la definizione della base genetica della malattia, anche se purtroppo bisogna sottolineare come ci sia ancora scarsa attenzione del mondo sanitario nei confronti di questa patologia che spesso non viene neanche considerata come tale ma solo come un disturbo estetico nonostante la rilevante incidenza di coinvolgimenti sistemici che la malattia ha.

La fototerapia UVB a banda stretta rappresenta oggi il trattamento di prima scelta per indurre la ripigmentazione delle chiazze di vitiligine. L’Istituto Dermatologico San Gallicano è stato il primo centro in Italia ad utilizzare 10 anni fa, quello che oggi rappresenta il “gold standard” nella cura della patologia. Tra le novità l’ultima frontiera in campo terapeutico è rappresentata dal trapianto autologo di melanociti.

La tecnica di trapianto autologo di melanociti e di cellule basali dell’epidermide rappresenta una possibile terapia per forme di vitiligine stabile da almeno 1 anno che non abbiano risposto alle terapie convenzionali e per la vitiligine segmentaria, una particolare variante clinica della vitiligine che ha delle peculiarità che la differenziano dalle altre forme, sia per quanto riguarda il quadro clinico (disposizione segmentaria, metamerica), l’evoluzione (scarsa evolutività), e la risposta alle terapie (risposta incompleta alla fototerapia e ad altri trattamenti). Va poi considerato che, nella vitiligine segmentaria, sono spesso assenti i melanociti nelle guaine perifollicolari, e quindi il processo di ripigmentazione, che normalmente parte dal “reservoir” di melanociti del follicolo non può innescarsi. Anche se vengono utilizzati altri approcci chirurgici per il trattamento della vitiligine, quale la metodica del “minigrafting”, descritta da Falabella, che comporta il prelievo ed il successivo reinnesto di piccoli “punch” di tessuto, sulla base dei dati della letteratura si deduce che la metodica del trapianto di cellule melanocitarie e basali sia meno invasiva, dia migliori risultati dal punto di vista estetico, e sia di più facile esecuzione. Pertanto per i bassi costi, la relativa semplicità di esecuzione, la scarsa invasività, e quindi la buona compliance del paziente, si ritiene che questa nuova metodica possa offrire una maggiore possibilità terapeutica ai pazienti affetti da queste forme di Vitiligine.