Già da tempo è noto che la vitiligine può trarre beneficio dalla somministrazione di vitamina D. Le basi di questa convinzione riposano sul fatto che studi scientifici condotti su pazienti affetti da vitiligine e su cellule in cultura hanno evidenziato un ruolo della vitamina D nel processo di melanogenesi che porta allo sviluppo della pigmentazione fisiologica. In particolare la vitamina D agirebbe sui meccanismi propri del melanocita, la cellula epidermica che produce la melanina, con un meccanismo di regolazione e, in carenza di vitamina D, il processo di pigmentazione potrebbe essere compromesso, almeno in parte. E’ abbastanza frequente, e noi lo osserviamo nei nostri pazienti, trovare dei livelli di vitamina D nel sangue, che sono inferiori alla norma, nei pazienti con vitiligine. Infatti, il nostro bilancio iniziale comprende anche il dosaggio della vitamina D. In questi casi, a seconda dell’entità della carenza di vitamina D, si procederà alla somministrazione di veri e propri farmaci orali contenenti vitamina D oppure alla somministrazione di integratori che ne contengono quantità più ridotte. Nella nostra pratica clinica, preferiamo somministrare, a scopo preventivo, a tutti i pazienti degli integratori che, oltre al ricercato effetto antiossidante a protezione dei melanociti, contengano anche quantità minime di vitamina D in grado di integrare quelle di provenienza dalla dieta. Riteniamo che questa integrazione, non farmacologica, possa avere un certo effetto preventivo sulla possibile diffusione della vitiligine e possa contribuire a stabilizzarla. Un’altra importante sorgente di vitamina D è quella endogena, ovvero la quantità che è sintetizzata dalla nostra pelle in seguito all’esposizione solare o alla fototerapia. La fototerapia UVB a banda stretta che utilizziamo per curare la vitiligine, in particolare, è un fattore che contribuisce notevolmente a correggere una eventuale carenza di vitamina D e non si esclude che l’effetto curativo della fototerapia, nella vitiligine, sia anche in parte dovuto alla stimolazione della sintesi di vitamina D. Che rilevanza può avere tutto questo in tempo di Covid ? Semplicemente una maggiore protezione dell’individuo nei confronti di una eventuale infezione. Vi sono pubblicazioni scientifiche autorevoli che hanno dimostrato come un corretto equilibrio della vitamina D possa rappresentare un meccanismo di difesa nei confronti dell’infezione da Covid, nel senso che una carenza potrebbe indebolire le difese. Anche se non c’è accordo unanime su questa teoria, considerando i benefici certi che l’integrazione di vitamina D può portare nei pazienti con vitiligine, soprattutto in quelli che manifestino una carenza, l’eventuale effetto protettivo nei confronti dell’infezione da Covid sicuramente rappresenta un motivo in più per ricorrere ad una corretta integrazione.