Vitiligine: le novità

Al Congresso annuale dell’American Academy of Dermatology 2022 si è tenuto un importante simposio riassuntivo sulla vitiligine. Durante il meeting sono state ricapitolate le terapie attualmente in uso e delineati i nuovi fronti di ricerca. Le novità in arrivo sono davvero molto promettenti e fanno sperare in trattamenti sempre più efficaci e con risultati duraturi.

La vitiligine: le nuove prospettive

Da tempo una delle strategie contro la malattia è quella di guardare oltre, cercando di capire per esempio se farmaci approvati per il trattamento di altre patologie possano essere utili anche nella vitiligine. «È stata confermata la validità di alcune cure come l’utilizzo della fototerapia UVB a banda stretta, del laser ad eccimeri e l’integrazione con antiossidanti orali: un protocollo che già da tempo utilizziamo nel nostro centro» spiega il dottor Andrea Paro Vidolin. «Per quanto riguarda le nuove terapie, si è fatto riferimento ai nuovi JAK inibitori, tra cui il ruxolitinib che è in dirittura d’arrivo per l’approvazione da parte dell’FDA, e il trapianto autologo di sospensione cellulare epidermica».

La pelle ha una memoria

Una grande novità, esposta durante il congresso, è attualmente oggetto di studio presso i laboratori del professor John Harris, dell’University of Massachusetts Medical School. Per comprenderne la portata occorre fare una premessa. I trattamenti esistenti per la vitiligine come gli steroidi topici e la fototerapia, possono essere efficaci per i pazienti perché migliorano la malattia stimolando la comparsa di pigmentazione sulle chiazze. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, una volta sospesa la terapia le chiazze bianche ricompaiono nella stessa posizione, spesso dopo un solo anno dall’interruzione dei trattamenti. Il professor Harris e la sua équipe hanno indagato sul questo meccanismo di memoria della pelle, cercando la fonte di questo ricordo nella pelle. Sono state trovate così delle “cellule T di memoria”, le stesse che si attivano in caso di infezione. Poiché le risposte immunitarie a un virus agiscono in modo simile alle risposte immunitarie che causano malattie autoimmuni, ai ricercatori sembrava ragionevole che queste cellule potessero anche essere la fonte di questa memoria residua della malattia nella pelle.

Un anticorpo contro la vitiligine

Harris e i suoi collaboratori hanno ipotizzato così che, se si potessero rimuovere queste cellule della memoria dalla pelle utilizzando una nuova terapia, i trattamenti per ripigmentare la pelle sarebbero duraturi e verosimilmente permanenti. Il team di ricercatori ha scoperto che le cellule della memoria che causano la vitiligine richiedono una proteina speciale chiamata IL-15 per sopravvivere. E che iniettando (al momento la sperimentazione è stata effettuata nei topi) un anticorpo, chiamato 5Rβ, che blocca la proteina IL-15, le cellule T di memoria si esauriscono. È importante sottolineare come solo due settimane di trattamenti con anticorpi abbiano causato la ripigmentazione, durata per mesi, suggerendo che questa strategia, a differenza dei trattamenti esistenti, potrebbe fornire benefici a lungo termine per i pazienti con vitiligine. Gli studi clinici sull’uomo potrebbero iniziare la prossima estate.

La vitamina D è importante

Tra le armi impiegate contro la vitiligine c’è da qualche tempo anche la vitamina D, la cui carenza è stata associata alla presenza della malattia da diversi lavori scientifici. Una meta-analisi su 31 studi, denominata VIVID ha dimostrato la presenza di un livello di vitamina D significativamente ridotto nella vitiligine e la sua associazione più frequente con un tipo di lavoro al chiuso dei pazienti affetti da vitiligine. Questo studio evidenzia inoltre la necessità di valutare lo stato della vitamina D attraverso un dosaggio ematico per migliorarne il livello nella vitiligine. «È un esame che effettuiamo sempre nel nostro centro» conclude il dottor Paro Vidolin. «Presto avvieremo anche una ricerca con i nostri pazienti per valutare come reagisce la pelle con la somministrazione di un integratore a base di vitamina D. In questo modo avremo a disposizione anche dei dati più concreti e misurabili».

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