Il Dr Andrea Paro Vidolin Direttore del Centro di Fototerapia Dermatologica e cura della Vitiligine di Roma e Responsabile del Centro di Fotodermatologia dell’Ospedale Israelitico di Roma risponde ad alcuni interrogativi.

Che correlazione c’è tra vitiligine e altre malattie autoimmuni?

«La vitiligine è un disordine autoimmune che colpisce le cellule responsabili della pigmentazione cutanea: i melanociti, riconosciuti come “estranei” dal sistema immunitario, vengono attaccati con la comparsa delle caratteristiche macchie ipopigmentate. La patologia autoimmune a cui è più frequentemente associata è la tiroidite di Hashimoto. Altre possibili correlazioni riconosciute da anni sono quelle tra vitiligine e diabete tipo 1, lupus, anemia perniciosa e malattia di Addison. Recenti studi di metanalisi hanno dimostrato, inoltre, una frequente

associazione della vitiligine con la dermatite atopica e l’alopecia areata».

C’è un legame tra eventi stressanti e vitiligo (es: covid?)

«Sebbene nella patogenesi della vitiligine sia stato riconosciuto un substrato di tipo genetico, diversi fattori scatenanti, i cosiddetti “eventi stressogeni” per l’organismo, di tipo fisico, chimico (traumatismi cutanei, ripetuti ustioni solari, herpes, esposizione ad alcune sostanze chimiche di tipo professionale) o psicologico possono facilitare la comparsa di manifestazioni cliniche precedendone l’insorgenza o determinando periodi di peggioramento delle lesioni».

Perché non è considerata ufficialmente una malattia?

«La vitiligine non riducendo o modificando le funzionalità dell’organismo e non pregiudicando l’aspettativa di vita dei pazienti ancora oggi non viene considerata come una ” malattia” anche se provoca importanti ripercussioni di tipo psicologico per i pazienti essendo le macchie ipopigmentate spesso causa d’imbarazzo e disagio».

Perché nonostante studi e ricerche promettenti non è stata ancora individuata una cura definitiva, si è parlato anche di vaccino… Sulla base dei nuovi studi si stanno sperimentando nuove cure e trattamenti?

«Fino a ieri la difficoltà nell’individuare fattori specifici su cui potessero agire i farmaci per il trattamento della vitiligine ha reso complessa la realizzazione di terapie innovative per questo disordine cutaneo. Gli studi iniziati sui topi trasgenici per la realizzazione del cosidetto “vaccino” a Dna che codifica la proteina mutante (SSP70i) proseguono sugli animali di grossa taglia, ma necessitano ancora di ulteriori approfondimenti. La recente ricerca sulla patogenesi della malattia ha portato, inoltre, all’identificazione di nuovi bersagli terapeutici aprendo interessanti prospettive per la realizzazione di trattamenti in tempi più brevi. Oggi la sperimentazione continua a ritmo sempre più sostenuto e la ricerca si è concentrata soprattutto su farmaci che inibiscono la cascata dei mediatori infiammatori alla base delle reazioni immunitarie: se gli inibitori dei JAK (Janus kinase inhibitors)- risultati efficaci nel trattamento di altre malattie autoimmuni spesso associate alla vitiligine confermeranno la loro efficacia e tollerabilità potrebbero in tempi brevi, diventare i primi farmaci topici e sistemici con approvazione FDA per il trattamento della vitiligine».

Che alimenti e vitamine possiamo assumere per idratare meglio la pelle?

«Sebbene una dieta adeguata non sembri svolgere un ruolo determinante nella vitiligine, le conoscenze attuali sullo stress ossidativo e sui meccanismi autoimmuni nella patogenesi ci suggeriscono che agenti con proprietà immunomodulanti e/o antiossidanti potrebbero essere utili per i pazienti in associazione alle terapie convenzionali (UVB narrow band , cortisonici, inibitori della calcineurina etc) per permettere una migliore stabilizzazione e ripigmentazione delle lesioni. Vitamina B12/acido folico, vitamina C , E, zinco, Polypodium leucotomos sono descritti in letteratura come utili per la loro azione antiossidante, immunomodulante, antinfiammatoria e di incremento della pigmentazione».

L’assunzione di vitamina D quanto può aiutare?

«Numerosi studi recenti hanno evidenziato la carenza di 25 (OH) D3 nei pazienti con vitiligine mostrando che livelli, da insufficienti a molto bassi ( >15 ng / mL), sono frequentemente associati a questo disordine della pigmentazione. Non esistono, tuttavia in letteratura chiare evidenze sulla validità della supplementazione orale di vitamina D che resta, per questo motivo, essenziale solo in caso di gravi carenze. Ricordiamo che per gli esseri umani solo il 10% della vitamina D può essere introdotta con la dieta mentre la principale fonte di produzione (90%) è rappresentata dall’esposizione della cute alle radiazioni solari (UV -B) . Oggi sappiamo che lo svolgimento delle normali attività ricreative o lavorative all’esterno, in tutti i periodi dell’anno con una costante e corretta esposizione alla luce di circa 20 minuti al giorno aiuterebbe a mantenere i livelli adeguati di vitamina D sia nell’infanzia che negli adulti».

Quali sono le migliori protezioni da usare per chi lavora al sole?

«A differenza di ciò che veniva asserito in passato secondo la ricerca scientifica attuale i pazienti con vitiligine possono esporsi regolarmente al sole fotoprotetti, senza temere di creare ulteriori danni alla propria pelle. L’utilizzo di fotoprotezione dedicata permette di ottenere una “schermatura” utile per proteggere tutta la pelle dai danni delle radiazioni,per evitare eritema ed arrossamento delle chiazze vitiligoidee e allo stesso tempo stimolare le chiazze. E’ quindi di fondamentale importanza consultare il proprio specialista per adottare tutte le misure necessarie alla foto protezione.